Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale: L’Europa investe nelle zone rurali

Sagrantino, figlio d’Umbria

Quanto sia antica la coltivazione del Sagrantino a Montefalco, è da sempre materia di dibattito. Esistono comunque numerose testimonianze storiche. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, ricordava che l’uva Itriola era coltivata nelle aree di Mevania (all’epoca dei Romani Montefalco era parte del Municipio di Bevagna n.d.r.) e nel Piceno: «Itriola Umbriae Mevanatique et Piceno agro peculiaris est». Alcune fonti ipotizzano che il vitigno sia stato importato dall’Asia Minore dai seguaci di San Francesco di ritorno dai loro viaggi di predicazione in Asia Minore intorno al XIV-XV secolo. Altre teorie circa l’origine del Sagrantino, ritengono che l’uva sia originaria della Spagna o che la sua introduzione sia stata a opera dei Saraceni.
Poiché la varietà Sagrantino non mostra alcuna somiglianza con altri vitigni, si può considerare un vitigno di origine locale (Commissione per lo studio ampelografico dei principali vitigni ad uve da vino coltivati in Italia – Mi.p.A.F) dimostrando così la mancanza di qualche sua parentela con un noto vitigno comunemente coltivato nelle zone viticole del Centro Italia, come spesso si è erroneamente pensato (già nel 1596 Andrea Bacci identificava l’antica itriola con la Passerina).

Il nome sarebbe riconducibile ai Sacramenti (dal latino “Sacer”- Sacro) in quanto l’uva era coltivata dai frati che ne ricavavano un passito destinato ai riti religiosi o ancora perché era il vino che il contadino tirava fuori in occasione delle festività e delle ricorrenze religiose che scandivano la vita del tempo, come la Pasqua o il Natale.

Quasi scomparso dai vigneti umbri negli anni ‘60, è stato recuperato grazie all’impegno di alcuni coraggiosi vignaioli, ottenendo nel 1979 il riconoscimento della DOC, seguita nel 1992 dalla DOCG, suggello della lunga e importante tradizione. Nel 1998 le poche viti di Sagrantino ancora vegetanti entro le mura urbane di Motefalco sono etichettate e classificate: è stato accertato che alcune di esse risalgono a periodi compresi tra il 1700 ed il 1800. Qualcuna di queste viti la si può trovare negli antichi Monasteri di Santa Chiara e di San Leonardo a ribadire la sacralità e la discendenza di questo vino.

Tra il 2000 e il 2008 la produzione del Sagrantino è quadruplicata: da 666 mila a oltre 2,5 milioni di bottiglie con un giro d’affari stimato in 60 milioni di euro. Negli ultimi dieci anni sono state costruite trenta nuove cantine e la superficie di vigneto iscritta a Docg è quintuplicata (da 122 a 660 ettari). Quantità in aumento di pari passo con la qualità, tanto che anche quest’anno è stata determinata una nuova riduzione della resa per ettaro, da 80 a 70 quintali.

La storia, il vino, il territorio

L’area collinare interessata alla produzione del Montefalco Sagrantino DOCG comprende, oltre all’intero territorio comunale di Montefalco, che le regala il nome, parte dei comuni di Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo.

Montefalco, cuore simbolico oltre che geografico della Valle Umbra, per la sua centralità ha ricevuto l’appellativo di “Ringhiera dell’Umbria”. Da qualsiasi punto della vallata si guardi verso l’alto, appare il colle di Montefalco, che gode di una splendida vista spalancata sui Monti Martani come sul Subasio e gli Appennini, su Spoleto, Trevi, Foligno, Spello e Assisi.
La struttura della città, compresa all’interno delle mura trecentesche, è concepita in modo che tutte le strade convergano verso la bellissima piazza del Comune.

Visitare Montefalco, una delle pochissime città italiane nelle quali la viticoltura veniva praticata anche all’interno del centro urbano, consente tra l’altro di conoscere luoghi davvero singolari sotto il profilo del paesaggio viticolo, come per il circuito delle viti storiche e di rintracciare i segni dell’assetto agrario del XV secolo, come quelli che il pittore Benozzo Gozzoli ha raffigurato negli affreschi dell’ex chiesa di San Francesco, oggi Museo Civico.
Nell’Archivio Storico Comunale di Montefalco sono custoditi numerosi documenti che testimoniano la cura con cui, in tempi ormai remoti, i vignaioli di Montefalco si dedicavano al “campo piantato a vigna”.
A partire dal quattrocento le leggi comunali iniziano a tutelare in qualche modo vite e vino. Quasi scomparso dai vigneti umbri negli anni Sessanta, il Sagrantino è stato recuperato grazie all’impegno ed al coraggio di alcuni vignaioli, ottenendo così nel 1979 il riconoscimento della DOC, seguita nel 1992 dalla DOCG. Dal 2001 i vini di Montefalco sono tutelati dal Consorzio Tutela Vini Montefalco.