Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale: L’Europa investe nelle zone rurali

Fonti d’archivio

Il primo documento d’archivio a parlare dell’uva “sagrantina” a Montefalco, risale al 1549 ed è documentazione di una ordinazione di mosto di Sagrantino da parte del mercante ebreo Guglielmo da Trevi e di sua moglie Stella.
Il Prof. Gabriele Metelli, oltre alla citata menzione, scrive: “Per quanto concerne il sagrantino, un contratto di lavoreccio del 30 aprile 1575 fa riferimento a quattro vitigni coltivati nel folignate e precisamente in località San Vittore…: salvis et reservatis pro dictis locatoribus in totum quattuor pergulis sagrantini existentibus in dictis petiis terrarum…”
Il Prof. Francesco Guarino pubblicò un’altra significativa testimonianza rinvenuta in un libro di ricordi di famiglia del giurista assisano Bartolomeo Nuti, che nell’agosto 1598 scrive: “Un altro modo di fare il vino rosso è in Foligno. Se metta in una botte, o carrato sagrantino, o, uva negra sgranata quanto pare un poco acciaccata et se riempia de mosto ciò che sia et se lassi così”.

Se già nel 1088 si scriveva di terre piantate a vigna in Montefalco, risalgono al Duecento numerosi documenti che testimoniavano la cura costante che “i vignaioli riservano al campo piantato a vigna”. Dalla prima metà del Trecento le leggi comunali iniziavano a tutelare vite e vino, dedicandogli interi capitoli e rubriche di statuti comunali.

Nel 1451 il noto pittore fiorentino Benozzo Gozzoli, chiamato dai francescani ad affrescare l’abside della loro chiesa, oggi museo civico fra i più importanti del Centro Italia, alludeva forse al Sagrantino dipingendo la bottiglia di vino rosso sulla mensa del cavaliere da Celano negli affreschi dedicati alla vita di San Francesco.
La produzione di vino svolgeva a quei tempi un ruolo fondamentale sia nell’economia della città sia nella cultura, oltre che nel fabbisogno alimentare, tanto che a partire dal 1540 la data dell’inizio della vendemmia era stabilita con un’apposita ordinanza comunale.

La qualità dei vini di Montefalco fu testimoniata anche da Cipriano Piccolpasso – provveditore della fortezza di Perugia – durante la stesura della sua opera «Le piante et i ritratti delle Città e Terre sottoposte al Governo di Perugia» nel 1565. In quest’opera – commissionata dallo Stato Pontificio con lo scopo di rilevare piante e “ritratti” sullo stato di conservazione delle rocche e delle fortificazioni della provincia di Perugia – scrisse che in Montefalco si coltivavano belle et bone vigne che producevano dilicati vini.

Nel 1622 il cardinale Boncompagni, legato di Perugia, inasprì severamente le sanzioni stabilite dallo statuto comunale, prevedendo persino “la pena della forca se alcuna persona tagliasse la vite d’uva”.

Nell’Ottocento il Calindri, nel suo “Saggio geografico, storico, statistico del territorio Pontificio”, cita Montefalco “al vertice dello Stato per i suoi vini”. In quel periodo iniziano ad arrivare importanti riconoscimenti al Sagrantino, vitigno vocato alla scarsa produttività.

Nel 1925 alla Mostra enologica dell’Umbria, la cittadina è definita centro vinicolo più importante della regione: “Montefalco occupa il primo posto nella cultura del vigneto specializzato con un prodotto medio annuo di 65 quintali d’uva per ettaro”.